L'ABC del lavoro

ALTERNANZA SCUOLA LAVORO  Intende fornire ai giovani, oltre alle conoscenze di base, quelle competenze necessarie a inserirsi nel mercato del lavoro, alternando le ore di studio a ore di formazione in aula e ore trascorse all'interno delle aziende, per garantire loro esperienza "sul campo" e superare il gap "formativo" tra mondo del lavoro e mondo accademico in termini di competenze e preparazione: uno scollamento che spesso caratterizza il sistema italiano e rende difficile l'inserimento lavorativo una volta terminato il ciclo di studi. Aprire il mondo della scuola al mondo esterno consente più in generale di trasformare il concetto di apprendimento in attività permanente (lifelong learning, opportunità di crescita e lavoro lungo tutto l'arco della vita), consegnando pari dignità alla formazione scolastica e all'esperienza di lavoro. L'alternanza intende integrare i sistemi dell'istruzione, della formazione e del lavoro attraverso una collaborazione produttiva tra i diversi ambiti, con la finalità di creare un luogo dedicato all'apprendimento in cui i ragazzi siano in grado di imparare concretamente gli strumenti del "mestiere" in modo responsabile e autonomo. Se per i giovani rappresenta un'opportunità di crescita e di inserimento futuro nel mercato del lavoro, per le aziende si tratta di investire strategicamente in capitale umano ma anche di accreditarsi come enti formativi. Con la Legge 107/2015 questo nuovo approccio alla didattica, rivolto a tutti gli studenti del secondo biennio e dell'ultimo anno, prevede obbligatoriamente un percorso di orientamento utile ai ragazzi nella scelta che dovranno fare una volta terminato il percorso di studio. Il periodo di alternanza scuola-lavoro si articola in 400 ore per gli istituti tecnici e 200 ore per i licei. L'alternanza si realizza con attività dentro la scuola o fuori dalla scuola. Torna su

APPRENDISTATO La Regione Emilia-Romagna promuove il contratto di apprendistato perché offre ai giovani l'opportunità di formarsi e di crescere professionalmente.

Il Decreto legislativo n. 81 del 2015 "Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, disciplina il contratto di apprendistato articolandolo in tre tipologie: apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore, apprendistato professionalizzante e apprendistato di alta formazione e di ricerca.

La Regione ha recepito il decreto con la Delibera di GR n. 963 del 21/06/2016  che approva uno schema di protocollo d'intesa tra Regione Emilia-Romagna, Ufficio Scolastico Regionale, Università, Fondazioni ITS e parti sociali sulla disciplina di attuazione dell'apprendistato, in particolare dell'apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e dell'apprendistato di alta formazione e di ricerca. Dopo la firma del protocollo del 14 luglio 2016, la Regione individuerà le modalità con cui rendere disponibile l'offerta formativa.

In Emilia-Romagna è possibile attivare le seguenti tipologie di apprendistato:

Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore

Apprendistato professionalizzante

Apprendistato di alta formazione e di ricerca

ASSEGNO DI DISOCCUPAZIONE - ASDI Il Decreto interministeriale 29 ottobre 2015 dispone che i beneficiari del nuovo  "Assegno di Disoccupazione - ASDI) saranno coloro i quali, avendo esaurito il periodo di erogazione della NASPI si trovano ancora in uno stato di disoccupazione e in una condizione economica di bisogno. I requisiti per poter accedere all'ASDI sono:

Essere in stato di disoccupazione al termine della Naspi;

Appartenere a un nucleo familiare in cui sia presente un minore, o abbiano un'età sopra 55 anni senza aver maturato i requisiti per la pensione;

Essere in possesso di Isee non superiore a 5 mila euro;

Non abbiano fruito di Asdi per periodi pari a superiori a 6 mesi nei 12 mesi precedenti il termine della fruizione della Naspi e, comunque per un periodo pari o superiore a 24 mesi nei 5 anni precedenti;

Abbiano sottoscritto il progetto personalizzato presso il servizio per l'impiego. Per accedere al nuovo sussidio, il richiedente dovrà presentare una domanda di erogazione utilizzando uno specifico form on line pubblicato nel Portale INPS www.inps.it e, in seguito, dovrà recarsi al Centro per l'Impiego nel cui ambito territoriale è stabilita la propria residenza per la sottoscrizione di un "Progetto Personalizzato", contenente in particolare l'impegno a partecipare a corsi di formazione e orientamento e ad accettare adeguate proposte di lavoro. L'INPS ha indicato modalità e tempi per presentare le domande di riconoscimento dell'ASDI con la circolare n.47/2016,
Sono disponibili tre canali:

  • via web se si è in possesso del PIN dispositivo INPS), seguendo il  percorso -> Servizi per il cittadino -> Autenticazione con PIN -> Invio domande di prestazioni a sostegno del reddito -> ASDI;
  • tramite patronato;
  • tramite Contact Center Integrato INPS-INAIL (chiamando da rete fissa il numero gratuito 803 164 oppure il numero 06 164 164 da telefono cellulare, a pagamento, secondo il piano tariffario del proprio gestore telefonico).

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ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE  Allo scopo di testare il funzionamento della misura si partirà da subito con una prima fase di sperimentazione, su tutto il territorio nazionale, per un campione di almeno 20.000 soggetti destinatari, scelti mediante procedure di estrazione casuale dallo stock di potenziali destinatari comunicato dall'INPS. La definitiva entrata a regime è invece prevista per il primo semestre del 2017.  Ai percettori NASpI la cui durata di disoccupazione eccede i 4 mesi è riconosciuto un assegno individuale di ricollocazione, graduato in funzione del profilo personale di occupabilità, spendibile presso i CPI o i servizi accreditati. L'assegno di ricollocazione è rilasciato dal CPI sulla base degli esiti della procedura di profilazione. Trascorsi 60 giorni dalla data di registrazione telematica, il/la disoccupato/a che non sia stato convocato/a dai CPI ha diritto a richiedere all'ANPAL, tramite posta elettronica, le credenziali personalizzate per l'accesso diretto alla procedura telematica di profilazione predisposta dall'ANPAL. Art 23 dlgs 150/2015. La richiesta di assegno è volontaria e può essere presentata registrandosi sul portale dell'Anpal. Per assistenza e informazioni chiamare il numero verde 800.000.039 dalle 9 alle 18, dal lunedì al venerdì o scrivere al seguente indirizzo email info@anpal.gov.it. La strategia, definita in accordo con le regioni, prevede che l'ammontare dei voucher sia graduato in funzione del profilo personale di occupabilità: più alta è la distanza del disoccupato dal mercato del lavoro più alto sarà l'assegno e quindi il sostegno per a reinserirsi nel mercato. L'assegno, che verrà concretamente pagato non alla persona, ma all'ente che le eroga il servizio di assistenza alla ricollocazione, può essere utilizzato sia presso un centro per l'impiego, anche diverso da quello dove si è stipulato il patto di servizio, sia presso un soggetto accreditato ai servizi per il lavoro sia a livello nazionale o presso un soggetto accreditato secondo i sistemi regionali. Il servizio di assistenza intensiva va richiesto entro due mesi dal rilascio dell'assegno e ha una durata di sei mesi, prorogabili nel caso in cui l'assegno non sia stato consumato per intero. Durante il servizio di assistenza alla ricollocazione si sospendono le misure previste dal patto di servizio personalizzato eventualmente stipulato. Il servizio di assistenza prevede l'affiancamento di un tutor al soggetto destinatario dell'assegno e la proposta di un programma di ricerca intensiva di una nuova occupazione. La persona deve però impegnarsi a svolgere le attività individuate dal tutor e ad accettare le offerte di lavoro congrue (ai sensi dell'articolo 25 del decreto legislativo n. 150 del 2015). Un eventuale rifiuto ingiustificato infatti farà scattare dei meccanismi di graduale riduzione delle misure di sostegno al reddito (cosiddetti "meccanismi di condizionalità", cfr. art. 21, commi 7 e 8, del decreto legislativo 150/2015). Nel caso la persona ottenga un'assunzione in prova o a tempo determinato, il servizio viene sospeso, per riprendere se il rapporto di lavoro ha avuto una durata inferiore a sei mesi. La delibera Anpal del 28 dicembre prevede: da 1.000 a 5.000 euro in caso di risultato occupazionale che preveda un contratto a tempo indeterminato (compreso apprendistato); da 500 a 2.500 euro in caso di contratto a termine superiore o uguale a 6 mesi; da 250 a 1.250 euro per contratti a termine da 3 a 6 mesi (questi ultimi previsti solo nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia). La persona disoccupata che riceve la Naspi (Nuova assicurazione sociale per l'impiego) matura il diritto a richiedere l'assegno di ricollocazione al termine del quarto mese di disoccupazione. L'Anpal invia alla persona interessata una comunicazione che la informa di avere maturato il diritto all'assegno e la indirizza al portale Anpal per farne richiesta. Contestualmente alla richiesta di assegno, la persona sceglie la sede dell'ente presso cui ricevere il servizio di assistenza alla ricollocazione e prende appuntamento: la sede scelta è tenuta a erogare il servizio. Entro sette giorni solari dalla richiesta, l'assegno verrà rilasciato o negato (in questo caso con un provvedimento motivato sul sistema Anpal).  Ottenuto l'assegno, la persona si reca presso l'ente all'appuntamento fissato, durante il quale le verrà assegnato il tutor. La persona può cambiare una sola volta l'ente, durante la fase propedeutica di perfezionamento e condivisione del programma di ricerca intensiva o durante la gestione dei servizi di assistenza alla ricollocazione: la persona dovrà indicare i motivi del cambio tramite il sistema Anpal, che li trasmetterà al centro per l'impiego e all'ente precedentemente scelto. Per assistenza e informazioni scrivere al seguente indirizzo email info info@anpal.gov.it. LE FAQ  Torna su

ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE Con il contratto di associazione in partecipazione l'imprenditore (associante) attribuisce al lavoratore (associato) una partecipazione agli utili dell'azienda, in cambio di un apporto che può essere una prestazione d'opera o una prestazione di carattere patrimoniale.
Dal 25 giugno 2015 con l'entrata in vigore del dlsg 81/2015 sono abrogate le disposizioni dell'associazione in partecipazione con apporto di lavoro dell'associato persona fisica Torna su

ASTA PUBBLICA Le Pubbliche amministrazioni (Comuni, scuole, Provincia, ASL,…) possono utilizzare la modalità dell' "avviamento a selezione" per assumere (sia a tempo determinato che indeterminato) dipendenti con qualifiche e profili per i quali è richiesto almeno la scuola dell'obbligo. I Centri per l'Impiego pubblicano le offerte di lavoro pervenute dalle Pubbliche Amministrazioni attraverso un avviso con il quale comunicano la data della c.d. "Asta". Le offerte sono esposte nelle bacheche del Centro per l'Impiego e sono pubblicate sul nostro sito Internet. È necessario compilare un modulo e presentarsi personalmente al Centro per l'Impiego nelle date e negli orari riportati sull'avviso muniti di: documento di identità, permesso di soggiorno per cittadini extra UE, eventuale attestazione ISEE (l'attestato che documenta la situazione economica del nucleo familiare del dichiarante) originale in corso di validità e più recente (è tuttavia possibile partecipare anche senza dato ISEE); traduzione giurata del titolo di studio se conseguito in Paesi esterni alla Comunità Europea; autocertificazione completa del titolo di studio e di eventuali titoli professionali conseguiti in Italia. La persona che si trova con stato di Disoccupazione "Sospeso" (rapporto di lavoro inferiore a 6 mesi), può aderire solamente alle Aste Pubbliche (art. 16 legge 56/87) a tempo indeterminato Torna su

BORSA LAVORO La borsa lavoro è uno strumento formativo per facilitare, attraverso un'esperienza pratica, l'inserimento nel mercato del lavoro di persone appartenenti alle cosiddette "fasce deboli", che in cambio dell'attività prestata ricevono una borsa, cioè un compenso. La borsa lavoro è un'esperienza lavorativa che non costituisce un rapporto di lavoro dipendente con l'azienda o il soggetto che ospiterà il borsista; il lavoratore viene infatti retribuito non da quest'ultimo, ma da chi eroga la borsa. Si può trattare di un Comune o di altri enti pubblici, fondazioni, associazioni di volontariato, cooperative sociali Torna su

CCNL - Contratti collettivi nazionali di lavoro Accordi stipulati tra organizzazioni sindacali e associazioni dei datori di lavoro, aggiornati periodicamente, i quali fissano le condizioni, economiche ed organizzative, in cui si svolge l'attività lavorativa in un determinato settore. Per trovare cosa prevedono tutti i CCNL

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CASSA INTEGRAZIONE ORDINARIA - STRAORDINARIA - IN DEROGA È una prestazione economica erogata dall'Inps con la funzione di integrare o sostituire la retribuzione dei lavoratori che vengono a trovarsi in precarie condizioni economiche a causa di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa. Per saperne di più

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CONTRATTO A PRESTAZIONE  OCCASIONALE (in vigore dal 23 giugno 2017)

Sono Prestazioni Occasionali quelle che, nel corso dell'anno, danno luogo ad attività lavorative che generano:

- compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori;
- compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori;
- compensi di importo non superiore a 2.500 euro per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore
  • A queste tipologie di prestazioni possono fare ricorso:
  • Le persone fisiche, non nell'esercizio dell'attività professionale o d'impresa, per il ricorso a prestazioni occasionali mediante il Libretto Famiglia;
  • Le Aziende, per l'acquisizione di prestazioni di lavoro mediante il contratto di prestazione occasionale;
  • Le amministrazioni pubbliche possono fare ricorso al contratto di prestazione occasionale, nel rispetto dei vincoli previsti dalla vigente disciplina in materia di contenimento delle spese di personale, esclusivamente per esigenze temporanee o eccezionali: nell'ambito di progetti speciali rivolti a specifiche categorie di soggetti in stato di povertà, di disabilità, di detenzione, di tossicodipendenza o che fruiscono di ammortizzatori sociali;  per lo svolgimento di lavori di emergenza correlati a calamità o eventi naturali improvvisi;  per attività di solidarietà, in collaborazione con altri enti pubblici o associazioni di volontariato; per l'organizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritative.
  • Il prestatore ha diritto all'assicurazione per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti, con iscrizione alla Gestione separata e all'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali;
  • Il prestatore ha diritto al riposo giornaliero, alle pause e ai riposi settimanali;
  • I compensi percepiti dal prestatore sono esenti da imposizione fiscale, non incidono sul suo stato di disoccupato e sono computabili ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno;
  • Non possono essere acquisite prestazioni di lavoro occasionali da soggetti con i quali l'utilizzatore abbia in corso o abbia cessato da meno di sei mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa
  • Sono computati in misura pari al 75% del loro importo, ai fini delle soglie di reddito, i compensi per prestazioni di lavoro occasionali rese dai seguenti soggetti:
    a) titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
    b) giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l'università;
    c) persone disoccupate, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150;
    d) percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI) ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito. In tal caso l'INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno del reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni occasionali.
Gli utilizzatori e i prestatori sono tenuti a registrarsi e a svolgere i relativi adempimenti, anche tramite un intermediario , all'interno di un'apposita piattaforma informatica, gestita dall'INPS, di seguito denominata "piattaforma informatica INPS", che supporta le operazioni di erogazione e di accreditamento dei compensi e di valorizzazione della posizione contributiva dei prestatori attraverso un sistema di pagamento elettronico.
 
Le Persone fisiche/Famiglie, attraverso la piattaforma informatica INPS o presso gli uffici postali, ottengono un libretto nominativo prefinanziato, denominato "Libretto Famiglia", per il pagamento delle prestazioni occasionali rese a suo favore da uno o più prestatori nell'ambito di: piccoli lavori domestici, compresi lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione; assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità; insegnamento privato supplementare. Mediante il Libretto Famiglia, è erogato il contributo per l'acquisto di servizi di baby-sitting, ovvero per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l'infanzia o dei servizi privati accreditati. Ciascun Libretto Famiglia contiene titoli di pagamento, il cui valore nominale è fissato in 10 euro, utilizzabili per compensare prestazioni di durata non superiore a un'ora. Per ciascun titolo di pagamento erogato sono interamente a carico dell'utilizzatore la contribuzione alla Gestione separata nella misura di 1,65 euro, e il premio dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali stabilito nella misura di 0,25 euro; un importo di 0,10 euro è destinato al finanziamento degli oneri gestionali.
 
Attraverso la piattaforma informatica INPS ovvero avvalendosi dei servizi di contact center messi a disposizione dall'INPS, le persone fisiche Privati/Famiglie entro il giorno 3 del mese successivo allo svolgimento della prestazione, comunicano i dati identificativi del prestatore, il compenso pattuito, il luogo di svolgimento e la durata della prestazione, nonché ogni altra informazione necessaria ai fini della gestione del rapporto. Il prestatore riceve contestuale notifica attraverso comunicazione di short message service (SMS) o di posta elettronica.
 
Le Aziende possono far ricorso al  contratto di prestazione occasionale che è quel contratto mediante il quale un utilizzatore,  acquisisce, con modalità semplificate, prestazioni di lavoro occasionali o saltuarie di ridotta entità. È vietato il ricorso al contratto di prestazione occasionale:
a) da parte degli utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato;
b) da parte delle imprese del settore agricolo, salvo che per le attività lavorative rese da pensionati, studenti, disoccupati, percettori di NASPI ASDI REI, purché non iscritti nell'anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli;
c) da parte delle imprese dell'edilizia e di settori affini, delle imprese esercenti l'attività di escavazione o lavorazione di materiale lapideo, delle imprese del settore delle miniere, cave e torbiere;
d) nell'ambito dell'esecuzione di appalti di opere o servizi.
 
La misura minima oraria del compenso è pari a 9 euro, tranne che nel settore agricolo, per il quale il compenso minimo è pari all'importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo di lavoro stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
 
Le aziende sono tenute a trasmettere almeno un'ora prima dell'inizio della prestazione, attraverso la piattaforma informatica INPS ovvero avvalendosi dei servizi di contact center messi a disposizione dall'INPS, una dichiarazione contenente, tra l'altro, le seguenti informazioni: a) i dati anagrafici e identificativi del prestatore; b) il luogo di svolgimento della prestazione; c) l'oggetto della prestazione; d) la data e l'ora di inizio e di termine della prestazione ovvero, se imprenditore agricolo, la durata della prestazione con riferimento a un arco temporale non superiore a tre giorni; e) il compenso pattuito per la prestazione, in misura non inferiore a 36 euro, per prestazioni di durata non superiore a quattro ore continuative nell'arco della giornata, fatto salvo quanto stabilito per il settore agricolo ai sensi del comma Il prestatore riceve contestuale notifica della dichiarazione attraverso comunicazione di short message service (SMS) o di posta elettronica.
 
Nel caso in cui la prestazione lavorativa non abbia luogo, le aziende sono tenute a comunicare, attraverso la piattaforma informatica INPS ovvero avvalendosi dei servizi di contact center messi a disposizione dall'INPS, la revoca della dichiarazione trasmessa all'INPS entro i tre giorni successivi al giorno programmato di svolgimento della prestazione. In mancanza della predetta revoca, l'INPS provvede al pagamento delle prestazioni e all'accredito dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi.
 
Con riferimento a tutte le prestazioni rese nell'ambito del Libretto Famiglia e del contratto di prestazione occasionale nel corso del mese, l'INPS provvede, nel limite delle somme previamente acquisite a tale scopo dagli utilizzatori, al pagamento del compenso al prestatore il giorno 15 del mese successivo attraverso accredito delle spettanze su conto corrente bancario risultante sull'anagrafica del prestatore ovvero, in mancanza della registrazione del conto corrente bancario, mediante bonifico bancario domiciliato pagabile presso gli uffici della società Poste italiane Spa.  Attraverso la piattaforma informatica l'INPS provvede altresì all'accreditamento dei contributi previdenziali sulla posizione contributiva del prestatore e al trasferimento all'INAIL, il 30 giugno e il 31 dicembre di ciascun anno, dei premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
 
In caso di superamento, da parte di un utilizzatore diverso da una pubblica amministrazione, con il singolo lavoratore dei limiti di importo dei 2500 euro o comunque del limite di durata della prestazione pari a 280 ore nell'arco dello stesso anno civile, il relativo rapporto si trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato; Torna su

 

CONTRATTO A PROGETTO Dal 25 giugno 2015, con l'entrata in vigore del Decreto Legislativo n.81/2015, non è più possibile stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa a progetto ai sensi degli artt-61-69bis del Decreto Legislativo 276/2003. I contratti di questo tipo già stipulati a tale data, continueranno ad essere normati in base alla disciplina previgente. A partire dal 1° gennaio 2016, le collaborazioni di tipo parasubordinato o nella forma del lavoro autonomo saranno considerate come lavoro subordinato, qualora si concretizzino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative ed organizzate dal committente rispetto al luogo ed all'orario di lavoro.

Tale presunzione di subordinazione non opererà nei seguenti casi:

  • per le collaborazioni individuate dalla contrattazione collettiva nazionale, siglata dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, anche per venire incontro a particolari esigenze produttive ed organizzative del settore di riferimento;

  • per le prestazioni intellettuali rese da soggetti iscritti ad Albi professionali;

  • per le attività prestate dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dei partecipanti ai collegi ed alle commissioni, esclusivamente in relazioni alle loro funzioni;

  • per le prestazioni rese a fini istituzionali nelle associazioni sportive e dilettantistiche riconosciute dal Coni.

Le parti possono richiedere alle commissioni di certificazione di attestare l'assenza dei requisiti ostativi suddetti. Il lavoratore, in questa fase, potrà farsi assistere da un rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato o da un consulente del lavoro. A decorrere dall'1 gennaio 2016 i datori di lavoro che assumono coloro con cui hanno avuto un precedente rapporto di collaborazione, anche a progetto, o i titolari di partita IVA con cui hanno intrattenuto un rapporto di lavoro autonomo, godono del beneficio dell'estinzione degli eventuali illeciti amministrativi, contributivi e fiscali legati all'erronea qualificazione del rapporto di lavoro antecedenti. I datori di lavoro che decideranno di beneficiare di questa sanatoria dovranno sottoscrivere con il lavoratore dei verbali di conciliazione stragiudiziale - in una delle sedi di cui all'articolo 2113, quarto comma, del codice civile, o presso le commissioni di certificazione – e non potranno recedere dal rapporto di lavoro nei dodici mesi successivi all'assunzione, salvo che non si configuri un licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo. Torna su

CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO In Italia il contratto di lavoro considerato "forma comune di rapporto di lavoro" è quello subordinato a tempo indeterminato. Tuttavia, in alcune occasioni stabilite dalla legge, tale contratto può essere a termine, cioè avere una durata prestabilita.
Al di là della durata del rapporto, i lavoratori con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e quelli con contratto di lavoro a termine hanno diritto allo stesso trattamento, stabilito dai contratti collettivi nazionali, per quanto riguarda retribuzione, orario di lavoro, ferie e permessi.

E' il contratto di lavoro che prevede un termine finale, una durata prestabilita. Può essere concluso tra un datore di lavoro o utilizzatore e un lavoratore per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione, per una durata massima di 36 mesi.

Il termine finale del contratto può essere prorogato, per un massimo di 5 volte, quando il contratto iniziale ha una durata inferiore a tre anni e con il consenso del lavoratore. Le proroghe sono ammesse se si riferiscono alla stessa attività lavorativa per la quale era stato stipulato il contratto iniziale. In tal caso, la durata complessiva del rapporto di lavoro (durata iniziale + proroghe) non può superare i 3 anni.

Qualora il rapporto di lavoro abbia complessivamente superato i 36 mesi, comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l'altro, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato a partire dalla scadenza dell'ultimo termine.

Eccezioni:

  • anche se complessivamente il rapporto di lavoro ha superato i 36 mesi, un successivo contratto a termine può essere concluso per una sola volta, a condizione che la stipula avvenga presso la Direzione Provinciale del lavoro con l'assistenza di un rappresentante sindacale;

  • il limite dei 36 mesi non si applica nei confronti delle attività stagionali;

  • diverse disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale.

È sempre consentita l'assunzione a termine dei dirigenti, purché la durata del contratto non sia superiore a 5 anni. Casi particolari si rilevano inoltre nel settore del trasporto aereo dove sono ammessi contratti a termine di durata complessiva non superiore a 6 mesi nei periodi compresi tra aprile e ottobre di ogni anno, nonché contratti a termine di durata non superiore a 4 mesi per periodi diversamente distribuiti. Se il lavoratore viene riassunto con contratto a termine entro 10 o 20 giorni dalla scadenza, a seconda che il primo contratto fosse di durata rispettivamente inferiore o superiore a 6 mesi, il secondo contratto viene considerato a tempo indeterminato. Se invece il lavoratore viene riassunto con contratto a termine immediatamente dopo la scadenza del primo contratto, in modo che tra il primo e il secondo contratto non vi sia alcuna soluzione di continuità, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato fin dalla data della stipulazione del primo contratto. Se il rapporto di lavoro prosegue dopo la scadenza del termine inizialmente fissato o successivamente prorogato, il datore di lavoro deve corrispondere al lavoratore una maggiorazione della retribuzione complessiva pari al 20% fino al decimo giorno successivo alla scadenza, e pari al 40% per ogni giorno ulteriore.

E' previsto un termine massimo per la prosecuzione oltre la scadenza, termine pari a 30 giorni, se il contratto a termine aveva una durata inferiore a 6 mesi, e a 50 giorni negli altri casi. Se il rapporto di lavoro prosegue oltre i suddetti termini, il contratto deve essere considerato a tempo indeterminato a partire dalla scadenza dei termini.

Al di là del termine finale, il lavoratore a tempo determinato ha diritto allo stesso trattamento dei lavoratori assunti a tempo indeterminato che svolgano la stessa attività, o che abbiano lo stesso inquadramento contrattuale. In particolare, al lavoratore a termine spettano le ferie, la gratifica natalizia, la tredicesima mensilità, il trattamento di fine rapporto e ogni altro trattamento in atto nell'impresa, a meno che non sia obiettivamente incompatibile con la natura del contratto a tempo determinato. Il lavoratore assunto a termine ha inoltre diritto a ricevere una formazione specifica in materia di sicurezza per l'esercizio delle mansioni per le quali è stato assunto (principio di non discriminazione).

I lavoratori a termine hanno lo stesso trattamento previdenziale e gli stessi diritti in caso di malattia, maternità, infortuni, rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato. A decorrere dal 2013, ai contratti a termine è applicata l'aliquota contributiva aggiuntiva dell'1,4%, salvo specifiche eccezioni. Il numero complessivo di rapporti di lavoro a termine costituiti da ciascun datore di lavoro non può eccedere il 20% dell'organico complessivo, salvo specifiche eccezioni. Per le imprese che occupano fino a cinque dipendenti è sempre possibile stipulare un contratto di lavoro a tempo determinato.

L'apposizione del termine deve risultare da atto scritto; in mancanza, il contratto si considera a tempo indeterminato. Una copia dell'atto scritto deve essere consegnata al lavoratore entro cinque giorni dall'inizio del rapporto di lavoro. La forma scritta non è richiesta quando la durata del rapporto di lavoro non supera 12 giorni.

Il lavoratore che abbia prestato attività lavorativa a termine presso la stessa azienda per un periodo superiore ai 6 mesi, ha diritto di precendenza nelle assunzioni a tempo indeterminato per mansioni equivalenti, effettuate dal datore di lavoro entro i 12 mesi successivi. Il lavoratore assunto a termine per lo svolgimento di attività stagionali ha diritto di precedenza fatte salve diverse disposizioni dei contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale, nelle assunzioni a termine per le medesime attività stagionali. In entrambi i casi, il diritto di precedenza può essere esercitato a condizione che il lavoratore manifesti la propria volontà al datore di lavoro rispettivamente entro 6 mesi o 3 mesi dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Il diritto di precedenza si estingue entro un anno dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Il lavoratore assunto a tempo determinato non può essere licenziato prima della scadenza del termine se non per giusta causa, cioè per un fatto talmente grave da non consentire la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto di lavoro. Non è possibile, in altre parole, il licenziamento per giustificato motivo, sia soggettivo che oggettivo (ad esempio per riduzione dell'attività dell'impresa). Il licenziamento intimato senza giusta causa prima della scadenza del termine comporta il diritto del lavoratore al risarcimento del danno, pari a tutte le retribuzioni che sarebbero spettate al lavoratore fino alla scadenza inizialmente prevista, dedotto quanto eventualmente percepito dal lavoratore lavorando presso un altro datore di lavoro nel periodo considerato. Torna su

CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO A TUTELE CRESCENTI E' la nuova tipologia di contratto a tempo indeterminato introdotta con il dlgs 23 del 4 marzo 2015 rivolta ai neoassunti (per chi è già assunto a tempo indeterminato non si applicano queste nuove regole). È un contratto a tempo indeterminato che si distingue da quello attuale nella parte relativa ai licenziamenti. Solo in pochissimi casi è previsto il reintegro nel posto di lavoro mentre in tutti gli altri si ricorrerà al risarcimento economico che cresce in base all'anzianità di servizio. A differenza del passato, se il dipendente sarà licenziato per un motivo economico che non esiste (non c'è ristrutturazione o crisi dell'azienda in corso, il lavoratore poteva essere impegnato in altre mansioni) non ci sarà reintegro nel posto di lavoro, come prevedeva l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (per le aziende con più di 15 dipendenti), ma solo risarcimento. Il datore di lavoro dovrà pagare una indennità pari a due mensilità dell'ultima retribuzione per ogni anno di servizio, fino ad un massimo di 24 buste paga. Per evitare licenziamenti facili a pochi mesi dall'assunzione è stata introdotta un'indennità minima di 4 mensilità. Torna su

CONTRATTO DI LAVORO ACCESSORIO (VOUCHER)  ATTENZIONE: il Decreto 25/2017 all'articolo 1 – abroga il lavoro accessorio (articoli da 48 a 50 del decreto legislativo n. 81 del 2015). Viene lasciato un periodo transitorio, per i buoni acquistati in precedenza, che potranno essere utilizzati, in prestazioni di lavoro accessorio, entro il 31 dicembre 2017

Con lavoro accessorio si è inteso regolamentare quelle prestazioni lavorative non riconducibili alle tipologie contrattuali tipiche del lavoro subordinato o del lavoro autonomo, ma caratterizzate da un limite prettamente economico e dal pagamento attraverso dei voucher. Si tratta perlopiù di quelle attività lavorative che potrebbero collocarsi al di fuori della legalità, nell'ottica di una maggiore tutela del lavoratore. Per contratto di lavoro accessorio si intende l'insieme di prestazioni lavorative che non danno luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a € 7.000 netti (€9.333 lordi) nel corso di un anno civile (dal 1° gennaio al 31 dicembre). Qualora il committente sia un imprenditore o un professionista le prestazioni di lavoro accessorio rese a loro favore non possono eccedere il limite di € 2.000 nell'anno civile per ciascun lavoratore. Il Decreto Legislativo n. 81/2015 ha confermato  il venire meno così della caratteristica dell'occasionalità - già eliminata dal Decreto Legge 76/2013 - e la possibilità che il lavoro accessorio possa essere usato per qualsiasi tipo di attività. Con il Decreto Legislativo n. 185/2016 è prevista una nuova comunicazione obbligatoria da inviare almeno 60 minuti prima dell'utilizzo dei buoni lavoro e una specifica sanzione amministrativa che va da 400 euro a 2400 euro per ogni rapporto di lavoro non comunicato. Con la circolare n. 1 del 17 ottobre 2016, l'Ispettorato Nazionale del Lavoro ha fornito le indicazioni operative sull'utilizzo del lavoro accessorio, precisandone anche le modalità operative e individuando gli indirizzi di posta elettronica delle proprie sedi territoriali per l'invio delle comunicazioni relative all'inizio della prestazione lavorativa. Il lavoro accessorio si utilizza, quindi, in diversi ambiti: agricolo, commerciale, turistico, dei servizi, della Pubblica Amministrazione, rispettando comunque i vincoli di contenimento delle spese di personale previsti dalla normativa di settore, oppure, dai patti di stabilità interni. È vietato ricorrere al lavoro accessorio per l'esecuzione di appalti di opere e servizi, fatte salve specifiche deroghe da individuarsi tramite un apposito decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. 

In agricoltura sono previste alcune specifiche limitazioni, in particolare, questi datori di lavoro possono ricorrere al lavoro accessorio per le:

  • attività lavorative occasionali di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani under25. Per questi ultimi è necessario che l'attività sia compatibile con gli impegni scolastici, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, mentre potranno essere svolte in qualunque periodo dell'anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi universitari;
  • attività agricole, anche non stagionali, svolte a favore di piccoli produttori agricoli (aziende agricole cha hanno un volume d'affari non superiore a € 7.000) che non possono, tuttavia, essere svolte da soggetti iscritti l'anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

I percettori di cassa integrazione salariale o di misure di sostegno del reddito, in qualsiasi settore produttivo, compresi gli Enti locali, potranno lavorare con contratto di lavoro accessorio per un compenso massimo di € 3.000 netti nell'anno civile. Tale limite per l'anno 2015, è da intendersi comprensivo anche delle prestazioni di lavoro accessorio già rese dal 1° gennaio 2015 al 24 giugno 2015. L'INPS è incaricato a detrarre la contribuzione figurativa dalle misure di sostegno, conguagliando con gli accrediti contributivi derivanti dal lavoro accessorio. (fonte cliclavoro)

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CONTRATTO DI SOLIDARIETA' I contratti di solidarietà sono accordi, stipulati tra l'azienda e le rappresentanze sindacali, aventi ad oggetto la diminuzione dell'orario di lavoro al fine di:

  • mantenere l'occupazione in caso di crisi aziendale e quindi evitare la riduzione del personale (contratti di solidarietà difensivi, art. 1 legge 863/84);

  • favorire nuove assunzioni attraverso una contestuale e programmata riduzione dell'orario di lavoro e della retribuzione (contratti di solidarietà espansivi art. 2 legge 863/84). Questa tipologia ha avuto, però, scarsissima applicazione.

Il contratto di solidarietà nasce come strumento atto a difendere l'occupazione, facendo in modo che il sacrificio imposto ai lavoratori, in seguito alla diminuzione dell'orario di lavoro, possa essere recuperato attraverso un rimborso di quote di retribuzione da parte dell'Inps. La legge prevede due tipologie di contratti di solidarietà:

  • 1. TIPO A - contratti di solidarietà per le aziende rientranti nel campo di applicazione della disciplina in materia di CIGS (art. 1 legge n. 863/84);

  • 2. TIPO B - contratti di solidarietà per le aziende non rientranti nel regime di CIGS e per le aziende artigiane (art. 5 comma 5 legge n. 236/93). Torna su

CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE (EX INTERINALE) Il lavoro somministrato, ex lavoro interinale, è un contratto in base al quale l'impresa (utilizzatrice) può richiedere manodopera ad agenzie autorizzate (somministratori) iscritte in un apposito Albo tenuto presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.
La somministrazione di lavoro coinvolge tre soggetti (agenzie, lavoratori, impresa), legati da due diverse forme contrattuali:

  • il contratto di somministrazione stipulato tra utilizzatore e somministratore che ha natura commerciale e può essere a tempo determinato o a tempo indeterminato;

  • il contratto di lavoro stipulato tra somministratore e lavoratore che può essere a tempo determinato o a tempo indeterminato.

Il contratto di somministrazione di manodopera esige la forma scritta, in assenza della quale il contratto è nullo e i lavoratori sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze del soggetto che ne utilizza la prestazione lavorativa.

Il pagamento della retribuzione al lavoratore e il versamento dei contributi previdenziali e assicurativi sono a carico del somministratore, con il rimborso successivo da parte dell'utilizzatore. Nel contratto di somministrazione a tempo determinato non è necessario di indicare la causale, ovvero specificare i motivi che giustificano l'adozione di tale forma di rapporto di lavoro, a decorrere dal 21 marzo 2014. La data di inizio e la durata prevedibile della missione - che può essere prorogata con il consenso del lavoratore secondo quanto previsto dalla contrattazione collettiva - devono essere comunicate per iscritto al prestatore di lavoro da parte del somministratore all'atto della stipulazione del contratto di lavoro ovvero all'atto dell'invio presso l'utilizzatore. I contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati da sindacati comparativamente più rappresentativi hanno il compito di individuare, anche in misura non uniforme, i limiti quantitativi di utilizzazione della somministrazione di lavoro a tempo determinato. Il periodo di lavoro svolto da dipendenti assunti con contratto di somministrazione a tempo determinato, stipulato successivamente al 18 luglio 2012, va computato nel calcolo dei 36 mesi previsti come limite massimo di durata di un contratto a tempo determinato, oltre il quale il contratto si trasforma a tempo indeterminato. In virtù del principio di tutela del lavoratore rispetto a situazioni discriminatorie, i lavoratori in somministrazione hanno diritto a condizioni di base di lavoro e d'occupazione complessivamente non inferiori a quelle dei dipendenti di pari livello dell'utilizzatore, a parità di mansioni svolte. I lavoratori dipendenti dal somministratore sono informati dall'utilizzatore dei posti vacanti presso quest'ultimo, affinché possano aspirare, al pari dei dipendenti del medesimo utilizzatore, a ricoprire posti di lavoro a tempo indeterminato. Tali informazioni possono essere fornite mediante un avviso generale opportunamente affisso all'interno dei locali dell'utilizzatore presso il quale e sotto il cui controllo detti lavoratori prestano la loro opera.

Il contratto di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato (c.d. staff leasing) è stato recentemente modificato dal Decreto Legislativo n. 81/2015, che ha esteso tale istituto a qualsiasi ambito di attività e tipologia di lavoratori, con un solo limite di tipo quantitativo. Lo staff leasing, infatti, potrà essere utilizzato nel limite del 20% rispetto al numero di lavoratori assunti a tempo indeterminato in forza presso l'utilizzatore alla data del 1° gennaio dell'anno in cui viene a stipularsi il contratto. Tale percentuale potrà essere oggetto di modifica da parte della contrattazione collettiva applicabile dall'utilizzatore. Il lavoratore assunto a tempo indeterminato dall'agenzia di lavoro, ha diritto ad un'indennità di disponibilità per i periodi in cui non è in missione presso un utilizzatore. L'importo dell'indennità è determinato dalla contrattazione collettiva e non può comunque essere inferiore all'importo fissato con decreto del Ministero del lavoro. Le Agenzie per il lavoro autorizzate alla somministrazione di lavoro sono tenute al versamento della contribuzione per il finanziamento del Fondo per la formazione e l'integrazione del reddito previsto dal D. Lgs. 276/2003 da calcolare in misura percentuale sulla retribuzione corrisposta al personale in somministrazione. Torna su

CONTRATTO INTERMITTENTE O A CHIAMATA È un contratto che si può attivare qualora si presenti la necessità di utilizzare un lavoratore per prestazioni con una frequenza non predeterminabile, permettendo al datore di lavoro di servirsi dell'attività del lavoratore, chiamandolo all'occorrenza. Sono spesso assunti con questa tipologia contrattuale i lavoratori dello spettacolo, gli addetti al centralino, i guardiani, receptionist.
È richiesta la forma scritta del contratto (anche se solo ai fini della prova della sussistenza del contratto e non per la sua validità) indicando i contenuti previsti per legge, tra cui la durata a tempo determinato o indeterminato. La disciplina normativa è contenuta nel Decreto Legislativo di riordino delle tipologie contrattuali (D.lgs. 81/2015).

Il contratto di lavoro intermittente può essere stipulato:

  • per le esigenze individuate dai contratti collettivi, anche con riferimento allo svolgimenti di prestazioni in periodi predeterminati nell'arco della settimana, del mese o dell'anno;

  • nel caso di soggetti di età inferiore a 24 anni, oppure, di età superiore a 55 anni. Le prestazioni a chiamata si devono comunque concludere entro il compimento del 25esimo anno.

Qualora la prima ipotesi non sia attuata dalla contrattazione collettiva, le ipotesi di ricorso a questo tipo di contratto sono individuate da un apposito decreto ministeriale. Il contratto di lavoro intermittente, come confermato anche dalla nuova disciplina raccolta nel Decreto Legislativo n.81/2015, è ammesso per ciascun lavoratore e con il medesimo datore di lavoro per un periodo complessivamente non superiore alle 400 giornate nell'arco di tre anni solari, ad eccezione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo. Nel caso in cui sia superato questo periodo, il rapporto di lavoro intermittente si trasforma in un rapporto a tempo pieno e indeterminato. La Circolare MLPS n.35/2013 aveva già fornito le indicazioni operative riguardo al calcolo delle giornate. A livello retributivo è poi prevista un'indennità di disponibilità nel caso in cui il lavoratore si impegni contrattualmente a rispondere alla chiamata. L'importo dell'indennità è determinato dai contratti collettivi ma non è inferiore all'importo minimo fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentite le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Come chiarito dal Ministero con interpello n.15/2015, il lavoratore iscritto nella lista di mobilità e assunto con contratto di lavoro intermittente a tempo indeterminato, senza obbligo di risposta alla chiamata, mantiene comunque l'iscrizione nella lista. Il datore di lavoro deve effettuare, oltre alla comunicazione obbligatoria pre-assuntiva, una comunicazione amministrativa prima dell'inizio dello svolgimento della prestazione lavorativa svolta dal del medesimo lavoratore, o prima dell'inizio di più prestazioni di durata non superiore a trenta giorni svolte all'interno di una preventiva pianificazione. Le modalità operative, attualmente in vigore, per effettuare tale comunicazione sono state definite dal Decreto Interministeriale del 27 marzo 2013 e dalla Circolare MLPS n.27/2013. Consulta le istruzioni operative per la comunicazione della chiamata del lavoro intermittente. Torna su


CONTRATTO PART - TIME Non si tratta propriamente di un'altra tipologia contrattuale, bensì di un particolare regime dell'orario di lavoro, che può consentire al lavoratore di coniugare i tempi di vita e di lavoro.
Il part-time, infatti, implica un orario di lavoro inferiore a quello ordinario (full-time), individuato in 40 ore settimanali, ovvero un minor orario rispetto a quello previsto dalla contrattazione collettiva. La disciplina di tale istituto è stata inclusa nel Decreto Legislativo 81/2015 che ha abrogato il Decreto Legislativo 61/2000. Sebbene la norma non contenga più una specifica definizione, la riduzione dell'orario di lavoro può essere:

  • di tipo orizzontale, quando il dipendente lavora tutti i giorni ma meno ore rispetto all'orario normale giornaliero;

  • di tipo verticale, quando il dipendente lavora a tempo pieno ma solo alcuni giorni della settimana, del mese o dell'anno;

  • di tipo misto che contempla una combinazione delle due forme precedenti.

Il contratto di lavoro deve contenere la precisa determinazione degli orari ridotti in modo da permettere al lavoratore l'organizzazione e la gestione del proprio tempo. L'orario può però essere modificato tramite l'apposizione, in forma scritta nel contratto, di apposite clausole, la cui applicazione deve essere preavvisata al lavoratore:

  • le clausole flessibili prevedono la possibilità di modificare la collocazione temporale della prestazione di lavoro e possono essere contenute in tutte e tre le tipologie di contratto part-time;

  • le clausole elastiche prevedono la possibilità di aumentare il numero delle ore della prestazione di lavoro rispetto a quanto fissato originariamente e possono essere stipulate nei rapporti di part-time verticale o misto.

Il lavoro supplementare invece corrisponde alle prestazioni lavorative svolte oltre l'orario di lavoro concordato fra le parti nel contratto, anche su base giornaliera, settimanale o mensile. I contratti collettivi stabiliscono il numero massimo delle ore di lavoro supplementare effettuabili, nonché le conseguenze del suo superamento. Nei settori privi di una regolamentazione collettiva, è comunque possibile incrementare l'orario di lavoro per un massimo del 25% a fronte di una maggiorazione retributiva onnicomprensiva del 15%.

La contrattazione collettiva interviene anche stabilendo le condizioni e le modalità che consentono al datore di lavoro di modificare le clausole flessibile ed elastiche o quelle che permettono al lavoratore di chiedere la loro eliminazione o modifica.

Anche le clausole flessibili o elastiche possono essere utilizzate nei settori privi di una regolamentazione collettiva. Il loro inserimento può avvenire, in ogni caso, se sono rispettate tutte le seguenti condizioni:

  • è riconosciuta una maggiorazione retributiva onnicomprensiva del 15%;

  • la misura massima dell'aumento di orario non può eccedere del 25% per cento la normale prestazione annua a tempo parziale;

  • è sottoscritto un accordo – che ne disciplini l'applicazione - presso una sede protetta individuata nelle Commissioni di certificazione di cui all'articolo 76 del decreto legislativo n. 276 del 2003.

È comunque previsto il "diritto al ripensamento" ossia la possibilità di revocare il consenso all'apposizione di tali clausole qualora il lavoratore si trovi in determinate condizioni o sia un lavoratore studente. Il legislatore ha individuato nel part-time uno degli strumenti utili per poter conciliare i tempi di vita e lavoro, in particolare per alcune categorie di lavoratori. La trasformazione da full a part-time è sempre possibile se richiesta da malati con patologie cronico-degenerative od oncologici. I parenti dei malati cronico-degenerativi hanno un titolo di priorità nelle richieste di trasformazione. I soggetti che assistono i malati con patologie cronico degenerative od oncologici oppure i disabili gravi ai sensi dll'art. 3, comma 3, dellla L. n. 104/1992, oppure i genitori di figli conviventi di età non superiore a 13 anni, hanno un titolo di priorità nelle richieste di trasformazione. La possibilità di trasformazione a part-time è poi possibile per i lavoratori genitori che lo chiedano in alternativa alla fruizione del congedo parentale. Torna su

COWORKING:  Il Coworking è una forma di lavoro sempre più diffusa che permette di condividere spazi di lavoro per periodi più o meno brevi, distribuendo i costi tra i professionisti che vi aderiscono. Solitamente gli spazi preposti al coworking coincidono con strutture aperte, simili ai loft industriali, nelle quali sono presenti una serie di postazioni con connessione internet wi-fi, sale riunioni e strumenti quali stampanti, fax, fotocopiatrici etc. Ogni coworker ha la possibilità di accedere allo spazio affittato secondo le proprie esigenze. Torna su

CROWDFUNDING: è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizzano il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone ed organizzazioni. È un processo di finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse. Il termine trae la propria origine dal crowdsourcing, processo di sviluppo collettivo di un prodotto. Il crowdfunding si può riferire a processi di qualsiasi genere, dall'aiuto in occasione di tragedie umanitarie, al sostegno all'arte e ai beni culturali, al giornalismo partecipativo, fino all'imprenditoria innovativa e alla ricerca scientifica. Torna su

CURRICULUM VITAE Documento redatto da chi è alla ricerca di un'occupazione per essere inviato a un potenziale datore di lavoro. È il proprio biglietto da visita. L'obiettivo è quello di ottenere un colloquio. Il Curriculum Vitae deve possedere alcuni requisiti fondamentali: facile da leggere, da capire, stimolante, credibile, completo, allegato ad una lettera di accompagnamento indirizzata all'azienda. Si compone di: dati anagrafici; istruzione/formazione; esperienze lavorative; comptenze linguistiche ed informatiche; competenze trasversali (comunicazione, organizzazione, relazione, etc); interessi personali; autorizzazione trattamento dati personali dlgs196/03; data e firma -  Il formato Europeo del CV

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DIMISSIONI  L'art. 26 del dlgs 151/2015 stabilisce che le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, a pena di inefficacia, siano comunicate dal lavoratore esclusivamente in via telematica attraverso una modulistica predefinita e trasmessa al Datore di lavoro ed alla Direzione provinciale per il lavoro. La normativa ha l'obiettivo di evitare il fenomeno delle c.d. "dimissioni in bianco" (vale a dire la firma delle dimissioni all'atto dell'assunzione) rendendo inefficaci le dimissioni presentate con modalità diversa da quelle previste dalla nuova normativa. La nuova disciplina si applica alle dimissioni comunicate a partire dal 12 marzo 2016 e riguarda tutti i rapporti di lavoro subordinato ad eccezione di: rapporti di lavoro domestici; dimissioni che intervengono nelle sedi c.d. "protette" (art. 2113 c.c. e art. 76 dlgs 276/2003); recesso durante il periodo di prova (art. 2096 c.c.); dimissioni o risoluzione consensuale presentate dalla lavoratrice in gravidanza o entro i 3 anni di vita del bambino/a: in questi casi le dimissioni vanno convalidate direttamente alla Direzione Provinciale del lavoro; rapporti di lavoro marittimo; rapporti di lavoro nel settore pubblico; La circolare del MDL n.12 del 4 marzo 2016 ha stabilito le modalità di comunicazione delle dimissioni volontarie e delle risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro dipendente, mentre il Decreto Ministeriale 15 dicembre 2015 rende disponibile il Modulo da utilizzare (dal 12 marzo 2016 disponibile sul sito del Ministero del lavoro www.lavoro.gov.it) Lo stesso Decreto regola anche il flusso comunicativo fra i vari soggetti interessati: da un lato Datori di lavoro e Direzione Provinciale del lavoro e dall'altro i soggetti "intermediari" (Patronati, Sindacati, Enti bilaterali e Commissioni di certificazione) che possono spedire il modulo per conto del/la lavoratore/trice. Ai soggetti "intermediari" il/la lavoratore/trice può rivolgersi su tutto il territorio nazionale indipendentemente da dove abbia residenza o da dove presti attività lavorativa. Resta fermo per il lavoratore l'obbligo di rispettare il periodo di preavviso (salvo la giusta causa di dimissioni e il caso in cui, il mancato rispetto del termine di preavviso, pur rendendo le dimissioni immediatamente efficaci, obbligano il lavoratore al risarcimento di eventuale danno all'azienda). Il lavoratore avrà la facoltà, in caso di ripensamento, entro 7 giorni dalla data di trasmissione del modulo di dimissioni, di revocare le dimissioni o la risoluzione consensuale nelle stesse modalità. Se il lavoratore/trice non si avvale di un "intermediario" per presentare le dimissioni, dovrà essere in possesso (o richiederlo) del PIN INPS dispositivo che consente di riconoscere la persona che presenta le dimissioni: il PIN INPS consente di accedere al sistema e compilare il modello di dimissioni dal sito www.lavoro.gov.it Se ci si avvale di un "intermediario" non è necessario possedere il PIN INPS. Al termine dalla procedura viene stabilita la data di trasmissione (marca temporale) e il codice identificativo che insieme rendono la comunicazione immodificabile e protetta da contraffazioni. Da questa data scatta il conteggio di 7 giorni che può consentire al lavoratore/trice di revocare le dimissioni o la risoluzione consensuale. Una volta completata la compilazione, il modello verrà inviato all'indirizzo di posta elettronica del datore di lavoro (inserito nella sezione 2 del modello) ed alla Direzione Provinciale del lavoro: soltanto con questa modalità il datore di lavoro potrà considerare valide le dimissioni presentate dal lavoratore/trice e considerare risolto il rapporto di lavoro. Da questo momento il datore di lavoro avrà 5 giorni di tempo per comunicare la cessazione del rapporto di lavoro al Centro per l'Impiego. Stessa cosa vale per la risoluzione consensuale. Le FAQ sulle Dimissioni volontarie Torna su


DISABILITA' L'inserimento lavorativo e l'inclusione sociale di persone con disabilità sono obiettivi fondamentali cui le istituzioni hanno cercato di dare attuazione nel corso degli ultimi anni. La legge di riferimento è la legge 68/1999
Tra gli strumenti più importanti vi sono il collocamento mirato, da cui deriva l'istituto delle assunzioni obbligatorie, e gli incentivi per le assunzioni di persone diversamente abili, misure finalizzate a rimuovere gli ostacoli e assicurare a tutti l'accesso al lavoro.

Il Decreto Legislativo n.151/2015 modifica la Legge 68/1999 con l'obiettivo di sostenere l'inclusione socio-lavorativa anche attraverso una semplificazione delle procedure esistenti. In particolare la norma prevede l'adozione di nuove linee guida in materia di collocamento mirato delle persone con disabilità, che integrano i vari soggetti coinvolti e valutano in maniera onnicomprensiva tutti gli aspetti attinenti all'inserimento. L'obiettivo è omogeneizzare le varie pratiche già esistenti sul territorio.

Nel dettaglio, i principi a cui si ispireranno le linee guida sono:

  • la promozione di una rete integrata con i servizi sociali, sanitari, educativi e formativi del territorio, nonché con l'INAIL,  per favorire l'accompagnamento e il supporto della persona con disabilità durante il suo percorso d'inserimento;
  • la promozione di accordi territoriali che vedano il coinvolgimento dei vari stakeholder, organizzazioni sindacali dei lavoratori e associazioni datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, cooperative sociali, associazioni delle persone con disabilità e i loro familiari, organizzazioni del terzo settore operanti nel campo
  • l'individuazione di modalità di valutazione bio-psicosociale della disabilità, insieme alla definizione dei criteri di predisposizione dei progetti di inserimento lavorativo e degli indirizzi per la valutazione e la progettazione dell'inserimento lavorativo da parte degli uffici competenti;
  • l'analisi delle caratteristiche dei posti di lavoro e le indicazioni su come adeguarli;
  • l'istituzione di un responsabile dell'inserimento lavorativo nei luoghi di lavoro che si occuperà di predisporre progetti personalizzati per le persone con disabilità e di risolvere i problemi legati alle condizioni di lavoro dei dipendenti con disabilità;
  • l'individuazione di buone pratiche di inclusione lavorativa delle persone con disabilità. Torna su

DISTACCO LAVORATORE Il distacco del lavoratore, disciplinato dall'art. 30 del D. Lgs. 276/03, consiste in un provvedimento organizzativo con il quale il datore di lavoro, per soddisfare un proprio interesse, pone temporaneamente uno o più lavoratori a disposizione di altro soggetto per l'esecuzione di una determinata attività lavorativa. Il datore di lavoro rimane responsabile del trattamento economico e normativo del lavoratore e, in termini generali, non è subordinato all'indicazione di specifiche ragioni o al consenso del lavoratore distaccato. Tuttavia occorre considerare che:

  • il distacco che comporti un mutamento di mansioni deve avvenire con il consenso del lavoratore interessato;

  • il distacco che comporti un trasferimento a una unità produttiva sita a più di 50 km da quella in cui il lavoratore é adibito può avvenire soltanto per comprovate ragioni tecniche, organizzative, produttive o sostitutive. Torna su


EUROPASS È costituito da un insieme di cinque documenti per aiutare i cittadini europei a presentare le proprie competenze e qualifiche in modo più efficace nell'ambito dell'Unione Europea.

Due documenti di libero accesso compilati dai cittadini europei: il curriculum vitae che aiuta a presentare le proprie competenze e qualifiche in modo più efficace. Passaporto delle lingue è uno strumento di autovalutazione delle competenze e delle qualifiche linguistiche.

Tre documenti rilasciati da enti d'istruzione e formazione: Europass mobilità registra le conoscenze e le competenze acquisite in un altro paese europeo; Supplemento al certificato descrive le conoscenze e le competenze acquisite dai possessori di certificati d'istruzione e formazione professionale; Supplemento al diploma descrive le conoscenze e le competenze acquisite dai possessori di titoli d'istruzione superiore. Per saperne di più

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FABLAB Un FabLab è un laboratorio incentrato sull'autoproduzione, aperto al pubblico e provvisto di moderne macchine di fabbricazione digitale, ovvero macchine al taglio laser (o ad acqua o plasma), fresatrici a controllo numerico, stampanti 3D. Questi strumenti d'avanguardia sono in grado di trasformare idee in prototipi e prodotti di altissima qualità, a costi bassissimi rispetto all'industria tradizionale e, soprattutto, customizzati secondo le proprie esigenze e la propria espressione personale. Fablab Romagna

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FORMAZIONE CONTINUA (PER OCCUPATI)

La formazione per occupati, detta anche formazione continua, è rivolta alle persone occupate con qualsiasi forma contrattuale, anche in forma autonoma. Ha la funzione di adeguare le competenze dei lavoratori alle esigenze dei processi produttivi e organizzativi, rafforzando così la loro "adattabilità" al mercato del lavoro. La necessità di rafforzare la propria condizione professionale e di essere sempre in linea con le richieste del mercato vale in particolar modo per i precari e per i lavoratori che sono a rischio di esclusione dal mercato del lavoro. I percorsi formativi hanno anche l'obiettivo di promuovere l' innovazione produttiva e organizzativa e l'internazionalizzazione delle imprese. La Regione Emilia-Romagna e le Province finanziano e programmano ogni anno corsi di formazione per occupati, con risorse comunitarie, nazionali e regionali.
I lavoratori possono accedere ai percorsi formativi o individualmente, se i corsi sono organizzati da enti di formazione accreditati, o attraverso l'impresa per cui lavorano, se questa ha ottenuto finanziamenti per la formazione dei propri dipendenti. Anche le opportunità di formazione post diploma della Rete Politecnica (Istituti Tecnici Superiori, percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore, percorsi di Formazione Superiore) sono aperte alle persone occupate.

Oltre al sistema regionale, esiste anche un sistema nazionale di formazione continua, finanziato dai Fondi Paritetici Interprofessionali. I Fondi Interprofessionali sono associazioni costituite tra le organizzazioni dei datori di lavoro e i sindacati dei diversi settori economici (industria, agricoltura, terziario e artigianato, ecc.) allo scopo di mettere a disposizione dei dipendenti finanziamenti per piani formativi aziendali, settoriali, territoriali o individuali. Le imprese aderiscono ai Fondi destinando a questo scopo una quota dei contributi e, quando intendono realizzare un progetto formativo, si rivolgono - con il supporto di società di consulenza o di formazione - al proprio Fondo e richiedono il finanziamento. Talvolta il singolo lavoratore può accedere a un finanziamento individuale (voucher) del proprio Fondo per partecipare ad una attività formativa concordata con l'azienda. Per maggiori informazioni, occorre far riferimento ai referenti aziendali per la formazione. La formazione continua si può svolgere sia durante che al di fuori dell'orario di lavoro, a seconda di cosa prevede l'offerta formativa e di quali sono le preferenze individuali e l'accordo con la propria azienda. I lavoratori hanno diritto per legge ad assentarsi per alcuni periodi dal lavoro per svolgere o completare percorsi formativi formali o per intraprendere percorsi di formazione continua. Lo Statuto dei lavoratori (legge 300/1970, art. 10) prevede che i dipendenti che studiano per ottenere una qualifica, un diploma o una laurea abbiano diritto a un congedo di 150 ore retribuite all'anno. Inoltre, per i dipendenti pubblici e privati a tempo indeterminato in servizio da 5 anni presso la stessa organizzazione, c'è la legge n. 53/2000, che consente di svolgere percorsi individuali attraverso i congedi formativi (art. 5) e per la formazione continua (art. 6). Il dipendente può chiedere un congedo per la formazione di 11 mesi, anche frazionati lungo l'arco dell'intero rapporto di lavoro. Torna su

FORMAZIONE ESTERO  Sono molteplici i benefici che si possono trarre da questo tipo di esperienza: lo sviluppo delle proprie competenze professionali, l'esercizio pratico delle attitudini di flessibilità e apertura mentale, la continua pratica nelle lingue straniere, l'arricchimento e ampliamento delle competenze interculturali che saranno utili per tutta la vita. In Europa i sistemi di istruzione hanno radici profonde e sono molto variegati. Il ruolo dell'Unione europea è proprio quello di favorire la mobilità e gli scambi, creando una reale cooperazione fra gli Stati membri attraverso: programmi multinazionali in materia d'istruzione, di formazione e di giovani; progetti innovativi di insegnamento e apprendimento; nonché reti di competenze in campo accademico e professionale. Erasmus Plus è il nuovo programma dell'Unione europea per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport, per il periodo 2014 al 2020. Esso si basa sulla premessa che investire nella formazione è la chiave per sprigionare le potenzialità dell'individuo, indipendentemente dall'età o dal contesto di appartenenza.  Obiettivi generali:

  • alzare il livello di educazione in Europa, favorire la mobilità e creare più occupazione;

  • attuare una cooperazione europea strategica, da un punto di vista educativo, in ottica del progetto Europa 2020;

  • rendere più semplice il riconoscimento di certificati e attestati a livello europeo (ad esempio Europass, Youthpass, theEuropean Qualifications Framework (EQF),the European Credit Transfer and Accumulation System (ECTS) );

  • sviluppare la dimensione europea dello sport;

  • promuovere i valori dell'Unione Europea attraverso il programma Jean Monnet.

Erasmus+ è un contenitore di tutti quelli che sono i programmi di apprendimento e mobilità offerti dall'UE, che si sono raccolti sotto un unico nome. Con il programma integrato i richiedenti possono ottenere più agevolmente una visione d'insieme delle opportunità disponibili, mentre altre semplificazioni contribuiranno ad aumentare l'efficienza e a facilitare la presentazione delle domande. Questi i sette progetti contenuti

FORMAZIONE PROFESSIONALE La formazione professionale è costituita da corsi finanziati e gestiti, sia direttamente sia mediante convenzione, dalle Regioni o dalle Province. Si articolano principalmente in:

1) corsi di prima qualificazione o di base, suddivisi in corsi post-obbligo e corsi post-diploma;

2) corsi di specializzazione, per i possessori di una qualifica di base;

3) corsi di aggiornamento per gli occupati;

4) corsi di riqualificazione o riconversione, riservati ai lavoratori collocati in mobilità o in cassa

5) corsi a destinazione riservata, per particolari categorie (es. portatori di handicap, immigrati, ecc.).
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FORMAZIONE REGOLAMENTATA Nell'ambito della formazione regolamentata rientrano i corsi obbligatori per l'accesso ad una professione, attività economica o ruolo lavorativo, in base a specifiche norme comunitarie, nazionali o regionali. La direttiva dell'Unione Europea del 2005 (n. 36, art. 3, lettera e), normativa europea di riferimento, definisce formazione regolamentata "qualsiasi formazione specificamente orientata all'esercizio di una professione determinata e consistente in un ciclo di studi completato, eventualmente, da una formazione professionale, un tirocinio professionale o una pratica professionale. La struttura e il livello della formazione, del tirocinio o della pratica professionale sono stabiliti dalle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative dello Stato membro e sono soggetti a controllo o autorizzazione dell'autorità designata". Per saperne di più

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FRANCHISING Il franchising, o affiliazione commerciale, è una formula di collaborazione tra imprenditori per la distribuzione di servizi e/o beni, indicata per chi vuole avviare una nuova impresa ma non vuole partire da zero, e preferisce affiliare la propria impresa ad un marchio già affermato. Il franchising è infatti un accordo di collaborazione che vede da una parte un'azienda con una formula commerciale consolidata (affiliante, o franchisor) e dall'altra una società o una persona fisica (affiliato, o franchisee) che aderisce a questa formula Torna su


FSE - FONDO SOCIALE EUROPEO È uno degli strumenti finanziari della Unione Europea finalizzato alla qualificazione delle risorse umane e all'occupazione. Il Fondo Sociale Europeo cofinanzia, insieme a Regioni e Province, corsi di formazione organizzati da Centri di formazione professionale pubblici, da enti privati convenzionati e da imprese. I corsi, consentono di acquisire competenze e qualifiche richieste dal mercato del lavoro e vengono organizzati a tutti i livelli. Durante e dopo la scuola dell'obbligo, dopo il diploma e dopo la laurea. Di norma, l'ente di formazione che attiva un corso emette un bando di partecipazione nel quale vengono specificati tutti i dettagli (requisiti di ammissione, documenti necessari per l'iscrizione, durata, programma, eventuale tirocinio in azienda e indennità di frequenza). Per l'ammissione viene richiesta copia del titolo di studio, una certificazione dello stato di disoccupazione e il soddisfacimento di eventuali altre caratteristiche specificate nel bando (età, sesso, titolo di studio). Spesso l'ente effettua una selezione delle candidature per scegliere le persone più adatte e motivate attraverso colloqui, test e prove scritte. Per saperne di più

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GARANZIA GIOVANI Garanzia Giovani è rivolta ai giovani tra 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di tirocinio e/o di formazione. Chi vuole accedere al programma si deve iscrivere al portale regionale Lavoro per Te o al sito nazionale www.garanziagiovani.gov.it. Effettuata l'iscrizione, entro 60 giorni il giovane fa un colloquio con il proprio Centro per l'impiego e costruisce un percorso personalizzato. Entro 4 mesi dalla firma del patto, inizia il proprio percorso. Nel caso in cui il giovane, non prenoti un appuntamento entro 30 giorni dall'adesione, non si presenti all'appuntamento fissato o non mantenga gli impegni concordati nel  patto di servizio, la sua adesione al programma sarà cancellata d'ufficio. E' possibile aderire al progetto fino al 30 giugno 2016 Torna su

INCENTIVI ALLE ASSUNZIONI AGEVOLAZIONI Si tratta di sgravi fiscali e/o contributivi o altre forme di rimborsi/incentivi concessi alle aziende che assumono determinate categorie di lavoratori o che stipulano specifici contratti di lavoro. Per avere un quadro di tutte le casistiche e delle principali forme di agevolazioni previste dalla normativa è possibile consultare questa guida

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INDENNITA' DI DISOCCUPAZIONE NASPI L'Assicurazione Sociale Per l'Impiego è una prestazione a domanda erogata a favore dei lavoratori dipendenti che abbiano perduto involontariamente l'occupazione. Per saperne di più. Dal 1 maggio 2015 secondo quanto previsto dalla Legge 183/2014 è in vigore la Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego NASPI (circolare INPS).

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INTERINALE (vedi Contratto di somministrazione di lavoro) Torna su


ISEE- Indicatore della situazione economica equivalente L'ISEE è un indicatore della condizione economica degli individui, utilizzato dalle pubbliche amministrazioni per verificare il diritto dei cittadini a ricevere prestazioni sociali. Nei Centri per l'impiego viene utilizzato per definire la graduatorie per gli avviamenti a selezione nella Pubblica Amministrazione. Può essere richiesto ai Patronati o all'INPS. Per saperne di più

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JOBS ACT Il c.d. Job Act è una legge delega di riforma del mercato del lavoro Legge n. 183/2014 . Nel corso del 2015 si è completato l'iter della delega al Governo che ne ha dato attuazione attraverso l'emanazione di diversi Decreti Legislativi. Di seguito la nuova normativa approvata:

La prassi amministrativa:


LAVORO RIPARTITO (JOB SHARING) Dal 25 giugno 2015 con l'entrata in vigore del Dlgs n. 81/2015, è abrogato il contratto di Lavoro Ripartito Torna su

L.P.U. - LAVORI DI PUBBLICA UTILITA' Contengono la formulazione di un piano d'impresa per garantire il consolidamento e la prosecuzione delle attività e dei servizi anche al termine del progetto. Simili ai lavori socialmente utili (da cui derivano), sono stati introdotti dal Pacchetto Treu. Si ponevano l'obiettivo di un reinserimento stabile del lavoratore in settori quali l'assistenza alle persone, la cura dell'ambiente e del territorio, lo sviluppo rurale, il recupero e la riqualificazione di spazi urbani e beni culturali, attraverso la costituzione di cooperative di servizi o di società miste con le amministrazioni pubbliche. Torna su


L.S.U. - LAVORI SOCIALMENTE UTILI Forma di lavoro presso le Amministrazioni e le Imprese Pubbliche rappresentata da progetti relativi ad attività che hanno per oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi di utilità collettiva. Questa forma di impiego ha due scopi principali: dare un sostegno economico a persone prive di occupazione, in particolare giovani, che possono così realizzare un'esperienza di lavoro e offrire un'occupazione temporanea a lavoratori espulsi dal mercato del lavoro a seguito di crisi aziendale (in mobilità o in cassa integrazione). Il principio che sta alla base della loro istituzione è che i disoccupati che usufruiscono di sussidi di tipo assistenziale devono essere disponibili a svolgere attività a favore della collettività Torna su


LAVORATORE AUTONOMO  Chi gestisce in proprio un'impresa (azienda agricola, industriale, commerciale, ecc.), nella quale non impiega l'opera manuale propria, ma quella dei dipendenti Torna su


LAVORATORE DIPENDENTE La persona occupata legata all'impresa da un contratto di lavoro diretto, sulla base del quale percepisce una retribuzione (dirigente, impiegato, intermedio, quadro, operaio e apprendista). Secondo l'art. 2094 del C.C. è lavoratore dipendente chi "È prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell'impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell'imprenditore" Torna su


MICROCREDITO Il microcredito è uno strumento di sviluppo economico che permette l'accesso ai servizi finanziari alle persone in condizioni di povertà ed emarginazione. Il microcredito viene definito come "credito di piccolo ammontare finalizzato all'avvio di un'attività imprenditoriale o per far fronte a spese d'emergenza, nei confronti di soggetti vulnerabili dal punto di vista sociale ed economico, che generalmente sono esclusi dal settore finanziario formale" (diz. Di microfinanza, G. Pizzo, G. Tagliavini, Carrocci ed.). Per saperne di più

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MOBILITA' Era un intervento a sostegno di particolari categorie di lavoratori licenziati da aziende che procedevano a licenziamenti collettivi. Le liste di mobilità sono state abrogate dal 1° gennaio 2017

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ORIENTAMENTO AL LAVORO  Presso il Centro per l'Impiego troverai personale qualificato che potrà aiutarti a definire al meglio i tuoi obiettivi professionali ed a migliorare le tue competenze e tecniche di ricerca lavoro. Scrivere un buon curriculum vitae e prepararsi per affrontare un colloquio sono attività fondamentali per trovare lavoro e valorizzare le proprie esperienze e competenze ma anche sfruttare tutte le potenzialità dei social media e del web per entrare in contatto con potenziali datori di lavoro. Scopo dell'Orientamento al lavoro è una maggiore autonomia e consapevolezza nelle scelte oltre a creare le condizioni per un miglioramento delle possibilità occupazionali (occupabilità) "L'orientamento rappresenta un percorso continuo di sviluppo dell'autonomia personale e un contributo importante al processo di costruzione dell'identità sociale" Maria Luisa Pombeni Torna su

PARTITA IVA  Per Partite IVA si intendono generalmente i contratti di lavoro stipulati con prestatori d'opera, ossia i lavoratori autonomi che offrono, dietro corrispettivo e senza alcun vincolo di subordinazione nei confronti del committente, un servizio o la realizzazione di un bene materiale. Partite IVA, pertanto, è il regime fiscale cui fa riferimento questa tipologia contrattualeRientrano, ad esempio, in questa fattispecie: cooperatori, liberi professionisti, consulenti e altre figure professionali autonome. Con l'obiettivo di contenere gli abusi e sfavorire quindi un uso improprio di questa tipologia contrattuale, sono stati adottati dal legislatore alcuni accorgimenti. A partire dal 1° gennaio 2016, il Decreto Legislativo 81/2015 introduce un nuovo regime di secondo il quale le collaborazioni di tipo parasubordinato o nella forma del lavoro autonomo sono considerate come lavoro subordinato, qualora si concretizzino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, ripetitive ed organizzate dal committente rispetto al luogo ed all'orario di lavoro.

Tale presunzione assoluta non opera nei seguenti casi:

  • per le collaborazioni individuate dalla contrattazione collettiva nazionale, siglata dalle confederazioni  comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, anche per venire incontro a particolari esigenze del settore di riferimento;
  • per le prestazioni rese dagli iscritti ad Albi professionali;
  • per le attività prestate dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dei partecipanti ai collegi ed alle commissioni, esclusivamente in relazioni alle loro funzioni;
  • per le prestazioni rese a fini istituzionali nelle associazioni sportive e dilettantistiche riconosciute dal Coni;
  • prestazioni di cui sono certificati i requisiti presso le commissioni di certificazione istituite ai sensi dell'art 76 del Decreto Legislativo 276/2003.

A decorrere dall'1 gennaio 2016 i datori di lavoro che assumono coloro con cui hanno avuto un precedente rapporto di collaborazione, anche a progetto, o i titolari di partita IVA con cui hanno intrattenuto un rapporto di lavoro autonomo, godono del beneficio dell'estinzione degli eventuali illeciti amministrativi, contributivi e fiscali legati all'erronea qualificazione del rapporto di lavoro antecedenti all'assunzione. I datori di lavoro che decideranno di beneficiare di questa sanatoria dovranno sottoscrivere con il lavoratore dei verbali di conciliazione stragiudiziale - in una delle sedi di cui all'articolo 2113, quarto comma, del codice civile, o presso le commissioni di certificazione – e non potranno recedere dal rapporto di lavoro nei dodici mesi successivi all'assunzione, salvo che non si configuri un licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo. La L.92/2012 aveva introdotto tre criteri che modificavano la natura del rapporto da lavoro autonomo a subordinato, in mancanza di prova contraria da parte del committente. Tale disciplina trova applicazione per i rapporti già in essere al 25 giugno 2015 e fino al 31 dicembre 2015. Torna su

POLITICHE ATTIVE PER IL LAVORO  Il Decreto Legislativo n.150/2015 attua un tassello fondamentale nella riforma del mercato del lavoro tracciata dalla Legge 183/2014 come quello del riordino dei servizi per il lavoro e delle politiche attive. I primi chiarimenti operativi li ha fornita la Circolare del 23 dicembre 2015 n.34. Le disposizioni normative contenute nel nuovo decreto hanno l'obiettivo di promuovere un effettivo collegamento tra misure di sostegno al reddito per gli inoccupati o disoccupati e quelle volte alla loro collocazione o ricollocazione nel mercato del lavoro. Il principio di condizionalità che lega le politiche passive a quelle attive implica la creazione di un sistema di Servizi per l'Impiego capillare ed efficace, operante su standard nazionali omogenei e sistemi informativi integrati. Torna su


QUALIFICA PROFESSIONALE - SISTEMA REGIONALE DELLE QUALIFICHE Attestazione rilasciata in base all'art. 14 della Legge 845/1978 a chi ha frequentato i corsi di formazione professionale superando le prove finali di esame. La qualifica permette l'avviamento al lavoro, l'inquadramento aziendale e anche l'ammissione a concorsi pubblici. Per saperne di più

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RETE POLITECNICA EMILIA ROMAGNA  La Regione Emilia-Romagna ha istituito con la delibera di GR n. 775 del 9 giugno 2011 la Rete politecnica regionale, che raccorda, rafforza e amplia l'offerta regionale di formazione superiore. Obiettivo della Rete è offrire una pluralità di proposte formative fondate sulla valorizzazione della cultura professionale, tecnica, tecnologica e scientifica. Caratteristica dei percorsi che la costituiscono è l'integrazione tra i diversi soggetti formativi – istituzioni scolastiche, enti di formazione professionale accreditati dalla Regione, università, centri di ricerca – e le imprese, impegnati a collaborare sulla base delle proprie esperienze e competenze alla progettazione e alla realizzazione delle attività. L'offerta della Rete politecnica - programmata dalla Regione Emilia-Romagna attraverso risorse comunitarie del Fondo sociale europeo, nazionali e regionali – è costituita da tre tipologie di percorsi:

  • percorsi realizzati da Istituti tecnici superiori (ITS)

  • percorsi di Istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS)

  • percorsi di Formazione superiore

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SICUREZZA SUL LAVORO La salute e la sicurezza sul lavoro vanno perseguite tramite una cultura della prevenzione che si crea, innanzitutto, con la formazione e l'informazione. I lavoratori non sono solamente i soggetti tutelati ma anche attori attivi: devono essere consapevoli delle condizioni del proprio ambiente di lavoro, dell'utilizzo dei dispositivi di sicurezza e partecipanti alla valutazione dei rischi e nella prevenzione. La norma di riferimento è il "Testo Unico della sicurezza sul lavoro" (D.Lgs. 81/2008, così come modificato dal D. lgs. 106/2009), elaborato in base alle direttive comunitarie incentrate sul principio della programmazione e della partecipazione di tutti i soggetti coinvolti sul luogo di lavoro. Per saperne di più visita il sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Socialialla sezione Sicurezza sul lavoro ed il Portale INAIL dedicato alla prevenzione Sicurezzasul Lavoro. Torna su

SOCIAL NETWORK: I social network sono servizio di rete sociale tipicamente fruibile tramite Web o mediante applicazioni mobili, che facilita la gestione dei rapporti sociali e che consente la comunicazione e condivisione per mezzi testuali e multimediali (Wikipedia). I social network sono sempre di più importanti nella ricerca lavoro, sia perchè nel tempo sono state sviluppate applicazioni dedicate es. Linkedin, sia perchè molti recruiter sempre più attingono informazioni sui profili personali sui social prima di contattare possibili candidati. Torna su

SOCIO LAVORATORE IN COOPERATIVA  Le cooperative di produzione e lavoro sono imprese costituite allo scopo di svolgere un'attività economica organizzata per fornire beni e servizi od occasioni di lavoro direttamente ai membri dell'organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che essi otterrebbero dal mercato (cosìdetto scopo mutualistico), mediante l'utilizzo del lavoro dei soci. Il lavoro dei soci nelle cooperative che hanno quale scopo mutualistico la prestazione delle attività lavorative da parte degli stessi soci è disciplinato dalla legge 3 aprile 2001, n. 142 e s.m.i., la quale stabilisce espressamente come, in tali ipotesi, tra il socio-lavoratore e la cooperativa si instaurino due diversi rapporti:

  • rapporto associativo: sulla base di tale rapporto è attribuito al socio il diritto di concorrere alla gestione dell'impresa partecipando alla formazione degli organi sociali e alla definizione della struttura di direzione e conduzione dell'impresa; di partecipare alla elaborazione di programmi di sviluppo e alle decisioni concernenti le scelte strategiche, nonché alla realizzazione dei processi produttivi dell'azienda; di contribuire alla formazione del capitale sociale e partecipando al rischio d'impresa, ai risultati economici ed alle decisioni sulla loro destinazione; mettere a disposizione le proprie capacità professionali anche in relazione al tipo e allo stato dell'attività svolta, nonché alla quantità delle prestazioni di lavoro disponibili per la cooperativa stessa;

  • rapporto di lavoro: in aggiunta al rapporto associativo il socio lavoratore di cooperativa stabilisce - con la propria adesione o successivamente all'instaurazione del rapporto associativo - un ulteriore rapporto di lavoro, in forma subordinata o autonoma o in qualsiasi altra forma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata non occasionale, con cui contribuisce comunque al raggiungimento degli scopi sociali.

In ogni caso, ai soci lavoratori con rapporto di lavoro subordinato, si applicano gli istituti tipici del lavoro subordinato nonché tutte le disposizioni in materia di sicurezza e igiene del lavoro. Tuttavia, in caso di licenziamento, non si applica la disposizione contenuta nell'art. 18 della legge 300/1970 ogni volta che, con il rapporto di lavoro, venga a cessare anche quello associativo. Le società cooperative godono di particolari regimi fiscali ma sono tenute a corrispondere al socio lavoratore un trattamento economico complessivo proporzionato alla quantità e qualità del lavoro prestato e comunque non inferiore ai minimi previsti, per prestazioni analoghe, dalla contrattazione collettiva nazionale del settore o della categoria affine. Torna su


STAGE Lo stage è una importante esperienza di formazione in cui l'allievo di un corso di formazione professionale sperimenta direttamente nella realtà lavorativa il mestiere per il quale viene formato attraverso il corso. I destinatari sono giovani di qualsiasi livello di studio che abbiano almeno assolto l'obbligo scolastico. Esistono due modalità di effettuare uno stage aziendale: stage conoscitivo e stage applicativo. Nello stage conoscitivo l'allievo comprende il ruolo lavorativo al quale viene formato grazie all'osservazione diretta dei metodi di lavoro. Nello stage applicativo l'allievo è direttamente inserito nel luogo di lavoro, dove verificherà e metterà in pratica le competenze acquisite durante la fase di studio presso il centro di formazione. È possibile anche effettuare questa esperienza all'estero, o attraverso stage in aziende di un altro paese europeo o effettuando uno scambio culturale e formativo presso una scuola straniera. Torna su


START UP La Legge 17 dicembre 2012 n.221 di conversione, con modificazioni, del D. L. n. 179/2012 introduce importanti novità e regolamentazioni in materia di start up innovative.
La norma introduce per la prima volta nel panorama legislativo italiano un quadro di riferimento organico per favorire la nascita e la crescita di nuove imprese innovative. Sono considerate start up innovative dal legislatore le società di capitali, anche in forma cooperativa, non quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, con i seguenti requisiti:

  • la maggioranza del capitale sociale e dei diritti di voto nell'assemblea ordinaria deve essere detenuto da persone fisiche

  • la società deve essere costituita e operare da non più di 48 mesi

  • deve avere la sede principale dei propri affari e interessi in Italia

  • il totale del valore della produzione annua, a partire dal secondo anno di attività, non deve superare i 5 milioni di euro

  • la società non deve distribuire, o aver distribuito, utili

  • deve avere quale oggetto sociale esclusivo, lo sviluppo e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico

  • non deve essere stata costituita per effetto di una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda

Inoltre la start-up innovativa deve soddisfare almeno uno dei seguenti criteri:

  • sostenere spese in ricerca e sviluppo in misura pari o superiore al 20 per cento del maggiore tra il costo e il valore della produzione

  • impiegare personale altamente qualificato per almeno un terzo della propria forza lavoro o in possesso di laurea magistrale per almeno un terzo (Interpello del 14 ottobre 2014)

  • essere titolare o depositaria o licenziataria di una privativa industriale relativa ad un'invenzione industriale connessa all'attività dell'impresa

Si definiscono, poi, nella norma le caratteristiche dell'incubatore di start-up innovative, certificato che consiste in una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, che offre servizi per sostenere la nascita e lo sviluppo di start-up innovative ed è in possesso di determinati requisiti. Nello specifico, qui gli startupper possono avvalersi dell'esperienza di  formatori, tutor e manager, con competenze in strategia aziendale, marketing e finanza. Torna su
 

STATO DI DISOCCUPAZIONE Se hai terminato un lavoro precedente (oppure hai ricevuto la lettera di licenziamento), sei privo di impiego, stai cercando lavoro e sei immediatamente disponibile a lavorare e a partecipare a progetti e misure di Politica Attiva per il lavoro (art. 19 dlgs 150/2015), potrai ottenere lo Stato di Disoccupazione in questi modi:

Da martedì 5 dicembre 2017 sono attivi i Servizi Amministrativi presso i Centri per l'Impiego  per il rilascio della Dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID) online.

  • Per chi ha terminato una precedente attività lavorativa (non autonoma): la DID (Dichiarazione di Immediata Disponibilità) si acquisisce contestualmente alla presentazione della domanda di Indennità (NASPI) con modalità  Online dal Portale INPS www.inps.it (serve Pin dispositivo) oppure rivolgendosi direttamente ad un Patronato

  • Per chi deve effettuare una nuova iscrizione come Disoccupato/a: potrà creare un account sul Portale Regionale http://formazionelavoro.regione.emilia-romagna.it/lavoro-per-te e richiedere l'abilitazione ai "Servizi Amministrativi" inviando poi copia del proprio documento di identità all'indirizzo abilitalavoroperte@provincia.fc.it. Dopo di che sarà possibile richiedere e stampare la DID. In alternativa è possibile acquisire lo Stato di Disoccupazione e stampare la DID dal portale ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro) www.anpal.gov.it

Per dettagli sulle modalità di presentazione della DID on line consulta il sito dell'Agenzia regionale lavoro

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TIROCINIO FORMATIVO Il tirocinio è un'esperienza formativa che si svolge direttamente in azienda, con la duplice finalità di accrescere il bagaglio di competenze del tirocinante e favorire l'incontro con i datori di lavoro. Il tirocinio non costituisce un rapporto di lavoro e deve essere retribuito con un rimborso spese. I Centri per l'Impiego possono essere soggetti promotori di tirocinio. Esistono 4 tipologie di Tirocinio secondo quanto stabilito dalla L.R. 7/2013:

- la prima, con finalità orientativa e formativa, è rivolta alle persone che hanno conseguito un titolo studio negli ultimi dodici mesi;

- la seconda è finalizzata all'inserimento o al reinserimento lavorativo di disoccupati, persone in mobilità, inoccupati;

- la terza ha funzione di orientamento e formazione o di inserimento e reinserimento non solo lavorativo ma anche sociale in favore di persone con disabilità e in condizione di svantaggio;

- la quarta dedicata a persone in carico ai servizi sociali (legge regionale 14/2015)

Per qualificare la componente formativa del tirocinio, la Regione introduce come obiettivo del tirocinio gli standard di conoscenze e capacità contenuti nel Sistema regionale delle qualifiche. Per saperne di più

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TFR - TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO Indennità che il datore di lavoro deve corrispondere a ogni dipendente all'atto della cessazione del rapporto di lavoro. Essa è proporzionale agli anni di servizio prestato e alla retribuzione percepita. Nelle intenzioni del legislatore tale trattamento costituisce un compenso differito, con lo scopo di sostenere il lavoratore di fronte al venir meno della retribuzione. Per saperne di più

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Fonti: www.lavoro.gov.it - www.dottrinalavoro.it - www.clicalvoro.gov.itwww.gazzettaufficiale.it - http://formazionelavoro.regione.emilia-romagna.itwww.inps.it